domenica 12 maggio 2013

Aggiornamento dall’Italia (via mail).

Con l’avvicinarsi delle elezioni (14 giugno) i filtri di internet sono stati intensificati e con i vecchi programmi non si riesce più ad eludere i controlli. Anche solo riuscire a mandare una mail in tempi umani diventa molto difficile. Di aprire Blogger, Facebook o siti simili non se ne parla…
Se tutto va secondo i piani, tra un paio di giorni saremo fuori dal paese e dovremmo disporre di un accesso a internet normale.

mercoledì 1 maggio 2013

Qeshm e strada per Shiraz


27 Aprile. 10.00 di mattina.  Siamo seduti in 40cm di torbidissima acqua bollente. Non è proprio quello che ci aspettavamo dal primo rinfrescante tuffo nell’oceano, ma è pur sempre acqua di mare.

In questa zona del paese la temperatura impedisce che qualunque attività lavorativa abbia luogo se non di prima mattina. Anche per noi, nei momenti più caldi della giornata, tutto procede a rallentatore.

Nel pomeriggio sbarchiamo sull’isola di Qeshm sotto una leggera pioggia. Il servizio per la breve traversata è organizzato con un paio di chiatte arrugginite trainate da vecchi rimorchiatori.

Trascorriamo la notte in tenda in una stretta valle nascosta tra le basse montagne rocciose dell’isola.


La traversata per l'isola di Qeshm.



28 Aprile. In mattinata facciamo ancora un tentativo per trovare una connessione ad internet in uno dei piccoli villaggi costieri. Dopo un’ora di peregrinazioni di paese in paese ed abitazione in abitazione veniamo portati da un artigiano locale che da giovane aveva imparato un po’ di inglese lavorando su una nave norvegese per i rilevamenti petroliferi nel Golfo Persico.
Ci mettiamo a chiacchierare con Assad e ci facciamo consigliare qualche posto per andare a fare un bel tuffo in mare.

Nel pomeriggio Assad viene a cercarci sul tratto di costa selvaggia a sud dell’isola e ci trova intenti a raccogliere lumache di mare e catturare granchi per preparare una buona pasta allo scoglio.
Ci invita a passare la notte a casa sua e ci propone di andare con lui a visitare una grotta di sale e le altre meraviglie dell’isola. Accettiamo l’invito di buon grado e ci lasciamo guidare dal nostro cicerone per il resto del pomeriggio.

La sera ci porta a “raccogliere” il pesce per la cena con un suo amico pescatore. 20.30, buio pesto, bassa marea. Camminiamo verso il mare aperto lungo una rete fissata a dei pali alti quattro metri.
Assad ci spiega come funziona questa trappola: quando l’acqua si ritira i pesci seguono la rete senza poterla attraversare e si ritrovano incanalati verso una gigantesca gabbia dalla quale non riescono più ad uscire. Due volte al giorno, durante la bassa marea, ci si reca alla gabbia di rete e si raccolgono i pesci spiaggiati.



La grotta di sale sulla costa sud dell'isola.

Interno della grotta di sale con il nostro cicerone ed il suo amico.

Canyon di Char Khuh

Purtroppo per lui questo bellissimo (e buonissimo) esemplare di granchio gigante ha finito la sua serata vivo dentro un fuoco.





29 Aprile. 8.30 AM. A distanza di dodici ore siamo di nuovo nella gabbia per vederla con la luce del sole. Poco più tardi ci avviamo verso la costa sud-est dell’isola di Qeshm alla ricerca di un tratto di mare dove fare un bagno con la maschera. Ci fermiamo su una spiaggia di fronte ad un’isoletta vicina; di solito nei canali di passaggio il mare è vivo e pieno di pesci. Il fondale è basso, la corrente è fortissima e ci sono almeno una decina di tartarughe che continuano a girare davanti alla riva. Nel tentativo di inseguire una tartaruga per attaccarmi e farmi tirare finisco fin troppo vicino ad uno squalo di due metri. Fine del gioco; lasciamo stare le povere tartarughe e ci accontentiamo di vederle rimanendo ad una decina di metri da riva con la finta sicurezza di un bastone che avevo affilato qualche sera prima per andare a caccia di polipi.

Nel pomeriggio riusciamo ad organizzare un’immersione per l’indomani. Fra e Ghimba non hanno il brevetto e sono alla loro prima esperienza con le bombole ma il ragazzo del centro immersioni ci fa capire a gesti che non ci sono problemi.



La gabbia terminale della trappola durante la bassa marea mattutina.


Interno della gabbia. I pesci più piccoli rimangono incastrati nella rete mentre quelli più grandi si spiaggiano sul fondo quando la marea si ritira.

Uovo di una specie di pesce gatto di mare estratto dalla bocca del papà dove era custodito. Gli occhi in movimento allo stato ancora embrionale ne fanno uno degli incontri più incredibili di questo viaggio.





30 Aprile. Sveglia all’alba. Smontiamo rapidamente la tenda ed alle 7.00 siamo sul luogo dell’appuntamento. Dopo una lunga attesa, numerosi fraintendimenti e discussioni in ogni lingua, abbandoniamo il centro e andiamo a fare snorkeling da soli noleggiando l’attrezzatura nel centro accanto.
Nel pomeriggio torniamo sulla terraferma e ci avviamo in direzione di Shiraz.

Ci fermiamo per la notte in un paesino vicino a Lar e ci abbuffiamo in un baretto che farcisce dei panini incredibili. Il proprietario ci invita a casa sua a fare una doccia e poi al matrimonio di sua cugina e suo zio. Qui sembra che i matrimoni tra membri della stessa famiglia siano una pratica comune.

Questa è la prima sera di una festa di tre giorni. Secondo la tradizione, gli uomini iniziano la serata con un combattimento con i bastoni a ritmo di musica e proseguono poi con una danza sventolando dei foulard colorati. Le donne festeggiano in un locale separato fino al momento della danza in cui sono comparse numerose affacciandosi a porte e finestre.
Dopo infinite strette di mano con tutti i cugini e i parenti, siamo stati coinvolti nella cerimonia e ci siamo ritrovati a combattere e poi ballare insieme al resto degli invitati fino a notte fonda.



Le danze serali. Gli uomini ballano in cerchio sventolando foulard colorati.

Il combattimento. Ad ogni attacco il ragazzo sulla destra deve colpire lo sfidante sotto il ginocchio utilizzando un bastone flessibile. Tutti i ragazzi sullo sfondo aspettano il loro turno per partecipare.

Isfahan e i deserti

20-21 Aprile. Isfahan. Da quando sono entrato in Iran è forse la prima località veramente turistica. Passeggiamo per le vie del centro storico vicino alla piazza della Moschea dell’Imam. I venditori di tappeti parlano un inglese perfetto e sembra che conoscano le basi di quasi ogni lingua. Uno di questi abili venditori ci dice di avere visto altri tre italiani quella stessa mattina; poco più tardi li incrociamo per strada, scopriamo che studiano anche loro a Milano e ci fermiamo per due chiacchiere davanti ad una “birra” nel quartiere armeno.  (Primo ed ultimo tentativo per tutti i presenti di bere una birra analcolica: 330 ml d’acqua e zucchero frizzante.)

Passiamo le due notti in città a casa di Javad, simpatico ragazzo locale che ci ospita nel suo immenso seminterrato coperto di cuscini e tappeti. Tra le tante storie, ci racconta anche d’alcune brutte esperienze con la polizia legate all’ospitalità con il Couch Surfing. Entrare in contatto con gli stranieri non è ben visto dal governo attuale. Accogliere viaggiatori a casa propria è quindi garanzia di grane con la guardia rivoluzionaria (corpo militare istituito dopo la rivoluzione del 1979). Nonostante sia stato trattenuto per degli interrogatori e gli abbiano fatto eliminare il profilo una prima volta, lui è ancora attivo ed ospita nuovi viaggiatori tutte le settimane. 

Curiosità: Il pollice alzato a pugno chiuso in segno di “ok” è l’equivalente del nostro dito medio. Attenzione quindi a non ringraziare con un bel sorriso e due pollici verso l’alto dopo aver ricevuto delle ottime indicazioni stradali!




Isfahan. Moschea dello Sceicco Loftollah.


Isfahan. Moschea dell’Imam.


Isfahan. Tappeti per la preghiera.


Bazar delle spezie nei vicoli dietro la piazza centrale di Isfahan.



22-23 Aprile.  Due giorni nelle lande desertiche ad est d’Isfahan. Notte in un’oasi vicino a Garmeh sotto un albero di dolcissimo gelso bianco.

Mattinata in auto attraversando aride distese di sabbia e sassi accompagnati dalle note dei Pink Floyd. Colonna sonora perfetta per questi paesaggi.

Martedì sera siamo nuovamente in una zona abitata dove riusciamo miracolosamente a reperire della carne di manzo per una favolosa grigliata. Troviamo il posto adatto dopo una buona mezzora su per le montagne su aride distese di sassi ed arbusti, lontani da ogni traccia di strada. Dopo cena, a causa di una tempesta di vento che rende impossibile anche solo l’apertura della tenda, ci spostiamo  alla ricerca di un posto più riparato dove trascorrere la notte.  (Nota: cercando una via per tornare verso la pianura con la sola luce dei fari per illuminare il terreno ci insabbiamo per la prima volta in questo viaggio.)
Finiamo col trascorrere la notte in un locale annesso ad una moschea incontrata lungo la statale. Qui, su comodi tappeti, divisi tra maschi e femmine, trovano riparo tutte le famiglie ed i camionisti iraniani fermatisi per la notte; e anche noi infedeli veniamo accolti. 





Ferrovia nel deserto andando verso Garmeh.


Bimbi locali con “giocattoli” da adulti.

L’oasi nei pressi di Garmeh.


Terzo tentativo di salita sulla collina…


Luogo ideale dove trascorrere la notte (prima che salisse il vento).


Il coronamento di tre giorni di ricerche. Finalmente abbiamo tutto il necessario per una meritata grigliata.



24 Aprile. Di nuovo verso il deserto. Questa volta più a sud e più ad est verso il Baluchestan, alla ricerca delle formazioni rocciose di Kalut. Dopo innumerevoli tentativi di attraversare in auto un tratto apparentemente più compatto di deserto (tre dei quali conclusisi affondando nella sabbia) ci fermiamo per la notte al riparo di un pinnacolo roccioso.


Alba nel deserto di Kalut.


Deserto di Kalut. Poco prima di essere fatti arrosto dal sole.



25 Aprile. Sveglia alle 4.00 AM per una lunga camminata nel deserto.  Nel pomeriggio ancora in auto verso sud. Negli ultimi giorni veniamo fermati numerose volte per controlli e posti di blocco della polizia che pattuglia la zona. Ora siamo finalmente fuori dalla zona calda dove possono verificarsi rapimenti ed incontri poco piacevoli con i corrieri della droga provenienti dal deserto pakistano ed afgano.
Notte tra verdi montagne vicino ad un corso d’acqua. Piantiamo la tenda in fondo ad una sterrata dopo esserci fermati per l’avvistamento di quella che crediamo essere una volpe. Mentre cuciniamo davanti al fuoco iniziano a udirsi ululati inquietanti. I coyote si fanno sentire a più riprese durante la notte facendo venir voglia di chiudersi tutti in macchina.



Notte tra le verdi montagne abitate dai coyote.


26 Aprile. Dopo tutta questa sabbia e questo caldo puntiamo ancora una volta a sud alla ricerca di una qualsiasi spiaggia sul Golfo Persico. Niente da fare; apparentemente siamo finiti nell’unico punto senza accesso al mare. Tentando di raggiungere la costa ci andiamo ad arenare su un terreno decisamente poco adatto ad un’auto che non sia una Jeep. Veniamo salvati da un nonno con i suoi numerosi nipotini che ci aiutano ad uscire dall’ennesima insabbiatura con un trucco di cui faremo tesoro. Nel giro di pochi minuti i sei nipotini creano uno “stradino” d’arbusti che permette alle ruote di fare presa e di farci uscire dal pantano.

Notte in tenda nell’entroterra desertico. Ci ripariamo dal vento tra le mura di fango di una vecchia casa di campagna. 


Fraintendimento sulla possibilità di scattare la foto. L’uomo che ci ha accordato il permesso non aveva decisamente chiesto alle dirette interessate.

Attenzione! Attraversamento dromedari.


Il nonno e la squadra di nipotini arrivata in nostro soccorso.